Il film “Tulpan” di Sergei Dvortsevoy, presentato all’ ultimo Festival di Cannes, racconta con poetica un mondo molto diverso dal nostro, ma non meno reale: è il mondo del Kazakistan fatto di nomadismo e pastorizia, valori e tradizioni antiche. Il film descrive anche, attraverso i desideri e i sogni dei personaggi di Tulpan e di Asa, il richiamo della modernità: il desiderio di non restare a vivere nella tradizione della steppa del Kazakistan, ma di andare a vivere in città. La vita reale della città urbanizzata è però spesso molto diversa da quella immaginata da chi ne vive lontano. Il film “Tulpan” è un film che pone lo sguardo su due mondi: quello dei desideri di modernità e quello della tradizione di una civiltà progressivamente destinata a scomparire.
Il film “Tulpan” contrappone il modello di vita agricolo e la spinta verso una modernità sconosciuta. All’ interno di questo schema, i personaggi dei giovani Asa e Tulpan rappresentano la spinta verso il mondo esterno.
LA RAPPRESENTAZIONE DEL MONDO REALE DEL KAZAKISTAN NEL FILM “TULPAN”
Nel film “Tulpan”, il regista Dvortesevoy ha inserito molte scene descrittive dei panorami e della vita quotidiana del Kazakistan: la steppa, i montoni, l’ orizzonte, la polvere, i continui canti, i rituali dei pastori nomadi sono un materiale narrativo che aiuta ad immedesimarsi e a comprendere una realtà molto diversa dalla nostra. Ma il regista Dvortesevoy con il film “Tulpan” pone in evidenza anche i contrasti della cultura del Kazakistan: i valori solidali della vita nomade e della pastorizia sono in realtà compromessi dalla rigida divisione sociale del lavoro.
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